Sono le 9,10 e sono già nervosa perché non trovo il mio badge. Arrivo sotto l’azienda alla ricerca disperata del parcheggio. Andrebbe bene uno anche in divieto, evntualmente la sposto in pausa. Passando nei parcheggi di fronte al nostro ufficio sorvolo velocemente al fatto che un camion, con quattro tipi, hanno occupato una ventina di parcheggi. Faccio il solito giro e mi soffermo proprio dove c’è il camion. Si avvicina un ragazzo e, gentilmente, mi informa che arriveranno altri due camion quindi devono tenere occupati i parcheggi per un trasloco. Poco male. Mi metto di nuovo in cerca. Niente di niente. Ritorno a fare il giro sotto l’azienda e, essendosi formata un po’ di coda, mi ritrovo ancora davanti alla zona occupata dal camion. Mentre aspetto paziente noto una smart che fa manovra. Dopo uno scambio di battute con il ragazzo menzionato prima vedo che indica alla smart un posto all’interno del parcheggio occupato. Riguardo la situazione. Scende dalla vettura una ragazza molto giovane e carina. Mi offendo a morte. Sento l’adrenalina entrare in circolo e esce la leonessa che c’è in me. Faccio manovra, entro nel parcheggio libero senza ascoltare le grida di disappunto dei tipi e scendo incavolata come una iena. Sono le 9,30 passate. Ho perso più di venti minuti alla ricerca di un posto e il “giovanotto” ha pensato bene di fare favoritismi. Si avvicinano in quattro per convincermi ad andarmene e senza mezzi termini tiro fuori le mie ragioni. Non esiste! Cos’è sta storia? La smart è più piccola della mia auto? E quindi? La legge è uguale per tutti! Faccio uno show pazzesco e diffido tutti e quattro dal fare qualsiasi cosa che possa danneggiare la mia vettura. Un tipo con modi scostanti mi dice che non sarà responsabile del fatto che la mia vettura potrebbe danneggiarsi con i movimenti dei camion. I miei occhi da neri diventano rossi, guardo tutti dal mio metro e cinquanta come se fossi un gigante e, urlando, chiedo di mostrarmi il permesso per occupare il suolo pubblico. Schernendomi mi invitano a rivolgermi alle guardie del centro direzionale. Intanto anche la tipa della smart si è messa a fare un sacco di scene dandomi della poveretta. Le faccio capire che il problema non è lei ma, con aria da superdonna, prende la smart e mentre fa manovra abbassa il finestrino e mi manda a quel paese in modo pesante e volgare. Ricambio “affettuosamente”. Diverse vetture sono ferme per vedere che posizione prendo. Ormai fuori di me chiudo la vettura, ribadisco che se la stessa avesse avuto un solo graffio li avrei denunciati alla velocità della luce. Qualcun altro parcheggia timidamente. Mentre vado via il giovanotto mi apostrofa nuovamente urlandomi “bella cambia aria, macchè bella? lasciamo perdere!” mi volto lo fulmino con lo sguardo e chiudo con la massima dignità dandogli dello stronzo.
Appena arrivata in ufficio, ancora tremante dalla rabbia, racconto alle colleghe quanto successo. La mia responsabile non perde un attimo. Prende il telefono, chiama i vigili ed espone i fatti, menzionando la mica tanto velata minaccia, e chiede di controllare la presenza di un permesso di sosta.
Dopo mezz’ora il camion è stato spostato. Il parcheggio era pieno di auto ed io mi sono data pace solo in pausa pranzo nel constatare che la mia vettura era intonsa!

Sarò anche calimero ma per una volta ho avuto il piacere di far valere le mie ragioni!

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