Disquisizioni notturne, altra legna da ardere per il nostro camino.

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Disquisizioni notturne, altra legna da ardere per il nostro camino.

Ore 00:24 … o giù di lì.

Finalmente accoccolati nel nostro letto ad una piazza e mezza, magliettina e pantaloncini sotto al piumone, ancora quello invernale.
Mi stringo un po’ di più al suo corpo possente abbracciandolo e mi accuccio sull’incavo della clavicola? “Amore? mi racconti una barzelletta?” silenzio? “Una barzelletta dici?” silenzio, io attendo paziente. Lo so che questa domanda lo coglie sempre impreparato, è bravissimo a raccontarle e ne conosce parecchie ma solo quando gli viene il trip. Alzo la testa per incrociare il suo sguardo perso nella penombra e leggo la sua disperazione. Mi sorride divertito e comincia “Mi viene in mente l’inizio di una, la fine di un’altra, il concetto di un’altra ancora ma se le metto insieme non fanno ridere?” scoppiamo in una risata. Gli dico: “Ti ricordi quando ti bastava il silenzio ed io scoppiavo a ridere? E dicevi: – ti è piaciuta? – E giù a ridere? – ne so anche un’altra – continuavi (pausa di silenzio) – bella questa eh??? –” sì, sì, si ricorda! È bellissimo. Siamo partiti. Non con i ricordi ma con le parole che escono improvvisamente a fiume. Parlottiamo degli avvicendamenti dei vari blog, qual’è il più simpatico, quale il meno, più interessante, disinibito? mi chiede: “Che ne pensi del mio post sul rock’n roll” azzz? mi ha presa in castagna. Lo capisce. “non l’hai letto?” mi affretto a rispondere “Sì, sì certo!” “ah bene, che ne pensi dell’ultima parte?” oooooops?. L’ultima parte??? Accidenti a me, scavo, scavo nella memoria che si è rimpicciolita come un seme d’uva e? “Ho capito, non l’hai letto.” Annaspo nella penombra e “No l’ho letto? è che? diciamo è un post per addetti ai lavori” sogghigna? “non ti è piaciuto, ho capito!” “Ma vaaaa? me lo ricordo poco, ma l’ultima parte la ricordo ? è quando affermi che il tizio, ora non mi sovviene il nome, secondo quanto affermato in generale è quello che ha inventato il rock’n roll?” figuronaaaaa? sono sicurissima di aver recuperato. Mi guarda intenerito “No amore, l’ultima parte era la mia esposizione personale, dove facevo delle considerazioni sul fatto che?..” cielo mi sono persa! Mentre lui continua a “ricordarmi” l’ultima parte del post mi do dell’idiota per non averlo letto con maggiore interesse e cerco di giustificarmi “Sai gioia, è che quando un post non mi interessa particolarmente magari lo leggo saltellando oppure arrivo in fondo che non mi ricordo “una mazza” di quello che ho letto!” ho peggiorato la situazione. Ormai è visibilmente divertito. Ironizza e cerca di cambiare argomento. Non posso permetterglielo, gli faccio fare un sunto di quanto ha scritto e, questa volta, mi impegno.
Mi basta sentire la sua voce e mi sciolgo. Mi basta sentirlo parlare ed i frammenti della vita diventano una cosa sola facendomi sentire viva. È stupendo ascoltarlo. Imparo ad apprezzare anche cose per me noiose.
Il discorso post si conclude e di nuovo la pausa di silenzio? “Bhè, se proprio non ti viene in mente nulla, parlami di qualsiasi altra cosa” di nuovo il silenzio? mi guarda con il suo bellissimo viso dai 25 cm, la mia distanza preferita, e con aria smarrita “? qualche indicazione??” capisco che devo aiutarlo, non so? parlare di noi ancora? No, no, meglio di no. Trasloco? Casa? No, non ne posso più? ok. Domandona. Mi stacco da lui, mi appoggio sul gomito, posizionata sul fianco lo guardo dritto in faccia e sparo: “Ti ricordi qual è il primo disco che hai comprato?”, “Il mio primo disco? Oddio no, dovrei riguardare le date dei dischi per risalire” lo interrompo ghignando “eh no eh! Così non vale!” mi bacia, sorride “Tu te lo ricordi?”, “Certamente che me lo ricordo” continua a fissarmi invitandomi a proseguire “me lo ricordo eccome! Ero in seconda media e sono andata in piazza, a Lambrate, nel negozio di dischi con una mia compagna di classe, ero felicissima!” mi esorta a continuare “ehhhh?”, “e niente. Io me lo ricordo. Io.”, “Ok, va bene, dimmi qual’era?”, “No, no” comincio a sentirmi in un labirinto. Di fronte alla sua preparazione musicale mi sento talmente insignificante che, dirgli di che disco si tratta, mi fa sentire ridicola. Insiste. Temporeggio. “prometti che non ridi???” già sogghigna “prometti o non te lo dico!”, “bhè dai, non posso promettertelo” prendo il coraggio a due mani “mi ricordo che era un 45 giri” sento il suo sguardo attento e curioso “Umberto Balsamo, Balla” con mio immenso stupore sorride teneramente e comincia a canticchiarla. Sono felice come una bambina. La conosce!!! E poi la canticchia pure! Questo uomo è sempre un’immensa sorpresa. “Ma l’avrò suonata almeno 350 volte… e cantata anche” ridacchiamo felici e parte una disquisizione sul testo di quel brano “Cri, ma secondo te che vuol dire – sciolgo le trecce ai cavalli, corrono, e le tue gambe eleganti, ballano. Balla per me balla, balla, tutta la notte sei bella, non ti fermare ma balla fino a che… non finiranno le stelle l’alba dell’ombra al tramonto, io ti comprendo ma canto…” faccia interrogativa ed io tutta impettita invento “è una similitudine, le trecce sono la chioma del cavallo…” ride allo scompiscio. Ormai sono partita. “Anche la canzone del retro di quel disco era stupenda!” si ricompone “Ah sì? Qual’era?” “Aria di lei?” “ummm forse la conosco? le parole?” “Aria di lei, le sigarette il suo profumo, aria di lei, uscir con un’altra passare da scemo, aria di lei? e il crepuscolo, sai, soffia aria di lei, sopra l’oro e l’argento” mi guarda con la faccia a punto di domanda e allora mi esibisco, forse con la melodia la riconosce. “No, non la conosco. Certo che anche questi testi…” di nuovo una disquisizione sui testi delle canzoni in italiano per arrivare a quelle in inglese “Lo sai Cri, musicalmente sono sempre stato molto esterofilo…” “No, secondo me sei poco nazionalista?” risatina “Sarò sincero, le canzoni straniere hanno spesso e volentieri testi ridicoli e con pochissimo significato. Le più grandi soddisfazioni me le hanno date solo quelle dei Queen…” parliamo, parliamo… tocchiamo tanti aspetti, dalla musicalità al plagio…
Infervorata dalla questione mi accendo una sigaretta; Lele si ferma un istante e guarda il fumo, prende la sigaretta e comincia a giocarci, facendo bellissimi anellini di fumo… nuova disquisizione, nuove risate…
Ci abbracciamo e assaporiamo la nostra intimità.
Guardo affascinata il mio uomo: sono felice. Ecco la giusta conclusione di una giornata.
Altra legna da ardere per il camino della nostra vecchiaia.

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