Non so nemmeno da dove partire. Sono talmente carica ed entusiasta da non trovare le parole. Per chiarezza d’espressione farò un salto indietro nel tempo. Partiamo da venerdì sera dunque!

Alle 18,30 Lele è venuto a prendermi in ufficio. Abbiamo deciso d’andare a comprare un Dodo per Francesca, in questo modo potremo già comunicarle qualcosa. Non sapendo dove altro andare ci orientiamo per un fantastico centro commerciale a Vignate, alle porte di Milano. Troviamo immediatamente quanto cerchiamo ma allarghiamo l’occasione ad altro shopping. Mi diverto come una bambina quando ci sono i saldi e mi rivesto. Con sacchetti e sacchettini ci fermiamo a mangiare un boccone ed iniziamo a pianificare. Lo scetticismo sui romani che emerge nelle parole di Lele non mi tocca minimamente, sono troppo felice di ritornare a Roma ma, ancora di più, di vedere finalmente Francesca! Anche lui si è lasciato travolgere dal mio entusiasmo e arriviamo a casa felici come bambini quasi alle undici di sera e prepariamo tutte le cose per partire. Finalmente a mezzanotte passata riusciamo a metterci a letto. Siamo talmente elettrizzati dal viaggio che decidiamo di guardare un film che ci faccia da ninna nanna. Mentre Lele è in fase di scelta io mi rilasso e? la prima mensola di ciliegio, due metri e venti per trenta, con tutto il carico sopra, mi cade in testa? smarrimento, dolore e tanto, tantissimo sangue. Panico. Sono una maschera di tormento. Comincio a piangere come una bambina senza darmi pace. Dopo un attimo di smarrimento Lele mi accudisce, mi presta soccorso e mi prega di andare in ospedale. Guardata bene la ferita decido che non è assolutamente il caso, malgrado il mal di testa furioso. Non ho assolutamente voglia di passare la notte in pronto soccorso, chè alle cinque dovremo alzarci per andare in aeroporto, tantomeno di farmi rasare la testa e farmi mettere colla o punti? dopo aver risistemato in camera Lele mi prepara una sorta di cappellino con il ghiaccio e mi guarda scivolare nel sonno. Dopo solo mezz’ora mi risveglia e comincia così la tortura dell’interrogatorio. Per lui notte in bianco. Ogni ora mi chiama per assicurarsi che io stia bene.
L’indomani mattina la ferita sanguina ancora, anche se non più copiosamente. Ci prepariamo ed alle 7,30 siamo già all’aeroporto di Orio al Serio per ritirare le nostre carte d’imbarco dei biglietti fatti su internet. Il viaggio verso Roma è bellissimo. A parte il mio mal di testa, domato dai farmaci, tutto risplende. Il tempo, la temperatura, le nostre facce!
Ritiriamo i nostri bagagli e, come da accordi con Francesca, che ci aspetta fuori dall’aeroporto, ci dirigiamo all’esterno. Lei è già arrivata da oltre un quarto d’ora. Ci cerchiamo telefonicamente ed eccola. Ci abbracciamo tutti e tre felicissimi ed inizia, finalmente, la nostra vacanza romana! Francesca è vulcanica! Lele si lascia avvolgere dalla sua parlantina e dalla sua simpatia e abbatte immediatamente le barriere mentali che lo rendevano prevenuto. Ci gustiamo ogni secondo. Decidiamo di andare subito a Tivoli per lasciare i bagagli e rinfrescarci. Roma, di sabato mattina, è meravigliosa. Ci ha accolti con una frescura incredibile, dati gli ultimi giorni, una giornata solare e ventilata. Tutto sembra volgere al meglio. Sempre chiacchierando fitto fitto arriviamo a casa di Francesca. Una bella palazzina di due piani, lei è al piano terreno e la sua casa è circondata da un bellissimo giardino dove, la sera, avremmo fatto una cena con alcuni suoi amici.
Ritorniamo al tour di Roma. Scivoliamo leggeri in questa bellissima città, così stranamente silenziosa, pulita, profumata. Decidiamo di non fare il solito giro di palazzi e musei, alcuni decidiamo di vederli velocemente da fuori, ma ci soffermiamo lungamente a Villa Borghese partendo dal Pincio. Non la ricordavo così. Immensa. Regale.
Per noi milanesi tanto verde, nel cemento, lascia senza fiato. Camminiamo e ridiamo. Facciamo qualche foto ed infine concludiamo il giro sul trenino, recuperati dall’omino buono sui sessanta con tanto di orecchini, che ci riporta alla macchina.
Varie tappe obbligatorie e ci fiondiamo dentro l’Hard Rock Cafè di via Veneto perché proprio non si poteva non andare! Resto a bocca aperta nel vedere questo locale. Lele è un estimatore di H.R.C., colleziona magliette, se le fa portare da amici o le compra quando va in città dove il locale è presente. La cameriera che ci serve al tavolo è una ragazza romana simpaticissima e di una gentilezza inverosimile ma non è la sola. Dopo il pranzo, decisamente immenso e americano, cominciamo a dar fondo al portafogli per gli acquisti decidendo che i migliori ricordini per i nostri ragazzi milanesi, saranno proprio di quelle splendide magliette. Anche alla cassa del punto vendita dell’H.R.C. ci imbattiamo in un’altra ragazza simpatica e gentile. Lele è rilassato, quasi non crede ai suoi occhi ed alle sue orecchie. Se pensava di trovare un popolo di burini, venendo a Roma, si è dovuto ricredere prontamente!
Pieni di borsette e borsettine proseguiamo il nostro giro turistico, stavolta solo in auto e al fresco!, ed alle cinque, stanchi ma felici, torniamo a Tivoli. Una tappa dal benzinaio per scoprire che la pompa dell’acqua dell’auto di Fra purtroppo ci sta abbandonando. Anche in quest’occasione Lele ha avuto modo di ricredersi. La gentilezza dei romani non è dunque legata solo alla nostra meravigliosa ospite ma si allarga!!! Ed io assaporo il piacere di vedere il mio bellissimo uomo ravvedersi guardandomi con uno sguardo misto fra la sopresa ed il pentimento. Io e Fra decidiamo di andare, malgrado le condizioni dell’auto, a fare velocemente la spesa. Lasciamo Lele a rinfrescarsi in compagnia dei bellissimi quadrupedi di Francesca. Mi rendo conto quanto la mia nuova amica sia benvoluta. Alla sua richiesta d’aiuto, per cercare di sistemare l’auto per l’indomani, i suoi vicini ed amici si prestano più che volentieri. Un amico recupera un meccanico che lavora sull’auto,di sabato pomeriggio e praticamente aggratize!, ma non riesce comunque a risolvere, non almeno fino a lunedì. Decidiamo di visitare l’indomani i castelli di Tivoli muovendoci con i mezzi, per ritornare all’aeroporto risolveremo. Fra non si fa mai prendere dal panico ed io mi sento sicura e senza preoccupazioni. Malgrado la differenza d’età fra di noi e l’altezza (ben 36 cm!!!) l’agiatezza con la quale ci muoviamo non ci rende assolutamente ridicole. Siamo due care amiche che ciacolano di continuo in perfetta sintonia.
Arrivate a casa troviamo Lele che fa un servizio fotografico a Max e Pinda. Max è un bellissimo segugio di quattro anni con un’aria talmente buona che lascia disarmati. Fra se l’è trovato in auto una sera, quando si è fermata a soccorrere una ragazza caduta in motorino proprio per evitarlo. Non è stata lei a scegliere lui ma lui a scegliere lei, amore a prima vista dunque. Pinda è una miciotta multicolore, paffutina e tenerissima ma schiva e timida che si avvicina solo quando lo decide lei. Abbandonata nell’appartamento sovrastante quello di Fra, quando gli inquilini hanno sgomberato, dopo qualche giorno di miagolii disperati Fra, con un suo amico, con l’abilità di un equilibrista l’hanno nutrita ed infine recuperata chiedendole un volo pindarico? lei si è buttata e da lì è rimasto il nome Pinda. Il giardino di Fra è ospitale e pulitissimo, malgrado ruotino diversi amici quadrupedi (oltre ai padroni di casa) sempre alla ricerca di pace, ombra e pappa!
Iniziamo i preparativi per la cena e mano a mano cominciano ad arrivare tutti gli invitati. La compagnia è spassosissima e non solo di romani. Alice vive a Londra (ma romanissima), è di una dolcezza disarmante, insegna lì. Alessandra ne è appena rientrata, sta per discutere la tesi di laurea e lavora per una tivvù araba. Wanda è una macchietta, sta portando avanti gli esami per la facoltà di lingue e nel frattempo lavora per la Disney®. Giuseppe è un manager rampante, molto rampante ed impostato, che ci ha sorpresi, ma soprattutto ha sorpreso Francesca, di origini leccesi. Infine Francesco, avvocato catanese di buona famiglia, importato a Roma, brillante, intelligente e con un savoir-fare favoloso, una bellissima voce profonda ed una grande modestia per il quale Lele ha completamente “perso la testa”, ricambiato, sono infatti diventati grandi amiconi. Ma con tutti, e dico tutti, si è instaurato immediatamente un feeling da non credere. Come se fossimo amici di vecchia data che si ritrovano ad una cena all’aperto a fare baldoria ed a raccontarsela a piena voce. Una serata indimenticabile. Lo ammetto, era da tempo immemorabile che non stavamo così bene.
L’indomani decidiamo di non fare il giro ai castelli. In fondo a casa di Fra si stà così bene che l’ultimo dei nostri pensieri è quello di muoversi. La vacanza si rivela all’insegna delle persone e non della città. Gioisco di questo, mi sono sempre sentita di casa a Roma e non ho mai sentito l’esigenza di viverla come una turista. È stupendo vedere Lele che prova le mie stesse emozioni. Ci concediamo una colazione in giardino lunghissima e con comodo arriviamo all’ora di pranzo immersi in vecchie fotografie della famiglia di Fra. Alle tre ci raggiunge Alessandra e poco più tardi il gruppo si rafforza della presenza di Francesco. La domenica è volata. Ci ritroviamo tutti e cinque sulla macchina di Sasà (Alessandra) diretti verso l’aeroporto, con un velo di tristezza ma con il piacere e la caciara che ci contraddistinguono. Sbagliamo uscita per il troppo chiacchierare correndo, speranzosi, il rischio di perdere l’aereo. Ma riusciamo a ritrovare il nostro percorso e, ad un chilometro da Fiumicino, la macchina, in corsa, si spegne ed arriviamo davanti all’aeroporto portati avanti dalla forza d’inerzia e da fortuite discese! Tutti sempre sorridenti. Nessuno che perde la calma o si dispera. Queste sono davvero persone meravigliose che hanno moltissimo da insegnare. Lasciamo i nostri amici, che ragionano su come far ripartire la macchina insieme ad alcuni poliziotti che Francesco si è ingraziato, per andare a ritirare il biglietto e imbarcare la nostra valigia. Baci, abbracci e ci dobbiamo rivedere al più presto, è una promessa. Fra mi scrive due messaggi che mi fanno scoppiare a ridere e ci rendiamo conto che sono ancora fuori dall’area partenze. Ci guardiamo e ci precipitiamo per un ultimo abbraccio. Vediamo passare una vettura della polizia con dietro Francesco. È riuscito a farsi dare un passaggio per recuperare il gasolio? da non credere! Un uomo dalle mille risorse. Li raggiungiamo e, questa volta, ci salutiamo definitivamente dandoci però appuntamento ad un w.e. in toscana, ad Arezzo, dove Sasà ha una casetta di famiglia. A metà strada sarà più facile. L’importante è trovarsi!
La mestizia comincia a farsi sentire e, nel ritrovarci soli, un senso di magone ci pervade. Non riusciamo ad essere spiritosi e simpatici come all’andata. Ma ce tocca. Se deve da rientrà. Il volo è tranquillo, una piccola disquisizione fra me e Lele sul tipo di aereo, che pare essere lo stesso, e siamo già arrivati. Usciti dall’aeroporto di Orio al Serio ci accoglie una temperatura glaciale e la grandine. Recuperiamo la nostra auto e ci accodiamo silenziosamente in autostrada nel traffico dei rientri domenicali.
Un’ultima chiamata a Francesca piena d’affetto reciproco e di tutti (sono andati a mangiare insieme la pizza) e poi a casa.
Il w.e. romano è finito. Ci siamo detti tutto e tanto, ancora, vorremmo dire. Il sapore che ci è rimasto in bocca è davvero buono e l’unico augurio è quello di riuscire a non perdere questi nuovi meravigliosi amici.
Grazie Fra.

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