Stasera è insolita questa mestizia in me. Improvvisamente mi sono trovata sola. Incredibile sentirsi soli. Ma la solitudine è una sensazione dovuta dall’assenza e dalla privazione. Così, improvvisamente, non ci sono i piccoli gesti che confortano il quotidiano.

Forse è l’improvvisazione che la vita mi ha giocata.
Ogni tanto lo fa.
Così, per cambiare un po’ il percorso delle cose.
E mi mette alla prova, per vedere cosa so fare.
Ma se la mia solitudine non è una solitudine programmata, voluta, diventa buia. Triste.
Mi prende lo sconforto e non so approfittare dei pochi attimi che mi concede repentinamente il fato.
Comincio a chiedermi perché, proprio in questo momento, l?energia che credevo sopita si è ripresa donandomi una voglia di fare incredibile.
Qualche anno fa mi sarebbe bastato chiamare chiunque per far saltare fuori una serata insolita e divertente. Una serata senza programmi e senza attese.
Invece mi sono trovata a scorrere il menù della rubrica chiedendomi chi, alle dieci di sera, avesse potuto, avesse voluto.
Questa no. Questo no. Tutti no. Qui a Milano pare non ci sia nessuno con cui condividere questa mia inattesa libertà.
Penso ampiamente a chi potrebbe sopportare a quest’ora una telefonata. Solo una persona. E la chiamo. L’unica persona che vorrei avere qui per poter piombare in casa sua a qualsiasi ora con il bricco del caffè caldo, con i vestiti di casa ed i capelli in disordine. L’unica che a qualsiasi ora del giorno e della notte risponde solare e gioiosa. A bella…
Sei così lontana.
E quando riaggancio il cuore mi si è stretto un po’ di più. Forse un po’ d’invidia. E che sarà mai? Potrò provarla anch’io ogni tanto no?
L’invidia di sapervi tutte insieme fuori a festeggiare.
Il corpo delle vecchie amiche ritrovate.
Un plotone. Una vera squadra.
Inseparabili.
Sempre pronte l’una verso l’altra.
A me manca.
Ci penso da quando ho letto il post di Grisù.
Ho perso un pezzo importante della vita e tutti mi dicevano che avrei recuperato.

Accidenti. Piangersi addosso è disprezzabile.
Già il fatto d’aver potuto scrivere è una cosa splendida, visto che la mia vita è diventata l’ombra del mio lavoro.
Comincio a sentirmi stanca del lavoro.
Il badge stasera ha strisciato alle 21.59… patetica. Tanto domani non riuscirò a consegnare il progetto per il Comune, perché non è su quello che ho lavorato. E cosa dirò al mio committente? Scusa, sai, vedi come sta andando? siamo tanto presi… il restiling del volume, gli impegni di ogni giorno con il marketing, i pensieri che si accavallano e mi sento un po’ idiota.
Mah.

Appena messo piede in casa mi sono guardata intorno.
C’è sempre quest’aria un po’ rosa e arancione a casa mia.
Un’aria festosa.
I fiori freschi.
Il divano blu.
Il gatto che mi accoglie felice di rivedermi.
È bello essere a casa.
Ma il mio pensiero subito alle parole. Cosa scriverò? Di che parlerò? E poi parte la mestizia…
Mentre sorseggio il rosato che mi sono versata rileggo. Fumo distrattamente pensando che forse sarebbe meglio cambiarsi e concedersi il giusto riposo.
Umf.
Volevo uscire.
Mi andava.
Ma non sono abituata. Ho perso l’abitudine che avevo preso. È durata così poco.

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