Vacanze estive 2016: al via l’ultimo giorno abruzzese, domani si parte

Quest’anno per me e Sara vacanze estive 2016 lunghe, quasi mi sembra d’essere tornata indietro di 30 anni, quando duravano anche un mese. Sono stati giorni intimi, molto famigliari e privati.

Come ho già detto più volte sul mio blog, la mattina è per me sacra. Mi alzo e mi preparo la mia immancabile tazzina di caffè e poi comincio… Qui ad Alba Adriatica spesso la giornata cominciava lavorando, mi sono portata in vacanza un cliente, ma questo mi ha permesso di approfondire e studiare alcune cose che dovevo approfondire da tempo.

Dopo le notizie, un po’ di cazzeggio e poi il risveglio della casa e dei miei cari. Tutto con calma, con ritmi morbidi, senza lo stress degli orari: quando siamo pronti andiamo. E via, che si “ciabatta” verso la spiaggia, a tediarsi sotto l’ombrellone, con il rumore della gente e dei bambini, con la caoticità estiva destinata solo a posti esclusivi come la spiaggia d’argento di Alba Adriatica. L’odore del fritto che permea l’aria delle viette caotiche che conducono al mare, già dalle 10 del mattino perché qui si mangia… tanto, sempre, di continuo. Un overdose di cibo. Credo d’aver mangiato così tanto che le scorte mi dovrebbero bastare fino alla primavera 2017… e mentre mi “abbuffo” di ostriche e arrosticini, faccio elucubrazioni sulle mie attività sportive che, sicuramente, mi terranno compagnia a partire dal mio rientro.

I buoni propositi non si fanno a gennaio, no. Si fanno dopo l’estate (nel mio caso anche durante…), perché solo così si riesce a programmarsi meglio. Buoni propositi che, di solito, non mantengo ma ogni anno ci provo ripromettendomi questo o quello.

Tanto, tantissimo Sara...

vacanze estate 2016 - gli occhi di sara

E, come accade per tutte le nostre vacanze da 9 anni a questa parte, un superdose di Sara. La sua onnipresenza, il suo carattere da bambina un po’ egocentrica con picchi di dolcezza che sanno di miele raffinato. Il suo odore, la sua esuberanza, i suoi sorrisi hanno catturato la nostra attenzione, rendendoci dimentichi di noi stessi. Questo è il rischio che si corre quando si provano forti sensi di colpa per un lavoro sempre presente, che condanna a non avere orari prestabiliti, talmente flessibile che le sue incursioni nei fine settimana hanno creato spesso degli scompensi nell’equilibrio di una famiglia normale. Perché lei, Sara, nostra figlia, nata dall’amore più puro e dal desiderio di portarlo avanti nel tempo, è felice solo quando ci siamo noi. Così, nel rimorso di fine settimana fatti da un giorno solo, abbiamo determinato le nostre vacanze all’insegna della gioia e della serenità di Sara: il protrarsi per quindici giorni della domenica.

Tanta roba… mica pizza e fichi… soprattutto per me che a volte mi sento esausta come mamma. Essere mamma da 35 anni ed avere ancora una bimba piccola da crescere a volte mi spaventa. “Tre figli unici” amo ripetere, che sono stati presenti in tre momenti importanti della mia vita. Momenti che altre donne si sono vissuti in modo differente… ma questa è un’altra storia.

Si parlava di? Ah, sì, dell’ultimo giorno delle vacanze estive 2016.

Diciamo che mi sono riservata ancora un fine settimana lungo a inizio settembre in Liguria: andiamo a trovare i nostri carissimi amici di Ameglia, che ormai non vediamo almeno da un paio d’anni, e ne approfittiamo per viverci un po’ di più il territorio.

Ma le vacanze, quelle vere, dove fai valigie enormi e organizzi ore di viaggio, quelle dove ti preoccupi di lasciare le gatte e ti assicuri che le nonne siano tranquille, quelle dove “chiudi casa” insomma, ecco quelle vacanze sono alla loro naturale evoluzione conclusiva.

Cosa mi porto a casa...

Malgrado la voluta semplicità di queste vacanze, mi porto a casa tanti ricordi.

Gite fuori porta, sorrisi rubati, la scoperta dell’alba, qualche giorno con mio figlio Federico, una settimana con la nonna Rosa, mia madre, i miei anelli ritrovati in mare e il terremoto che ha spazzato via in un minuto la vita di trecento persone molte delle quali, come noi, stavano facendo le loro vacanza estive 2016.

Amatrice ce la ricorderemo per sempre.

Ci siamo passati perché abbiamo fatto una gita a Norcia e poi abbiamo allungato per la Cascata delle Marmore. Un piccolissimo paese, come tantissimi paesini dell’entroterra abruzzese, toscano, laziale… piccoli, abbarbicati sugli appennini, fatti di casette di pietra vecchie come il mondo. Un piccolo paese che d’inverno contava 40 anime, con l’80% delle abitazioni destinate alle famiglie che ritornavano o volevano godersi la semplicità di posti ancora incontaminati.

Amatrice, come ce la ricordiamo, non c’è più. C’è solo un cumulo di sassi, case distrutte, vite spezzate da un minuto di rabbia di questo territorio soggetto ai cataclismi naturali.

Noi abbiamo sentito quella notte il terremoto. Ma non avremmo mai immaginato che sarebbe stato il disastro che si è rivelato…

 

Chiudo che è arrivata Sara tutta piangente risvegliata da un brutto sogno: noi morivamo. Ora ha bisogno di tutta la mia attenzione…

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