Ok, dai. Ho deciso di raccogliere questo testimone passatomi da Rita e di parlare di me stessa (sai che novità?) su questa piattaforma.
Dunque… più che di testimone, trattasi di “sola”.

Non mi sento lusingata eh? lo ammetto.
Perché queste cose mi bloccano più o meno come quando da bambini si doveva affrontare il lunedì mattina alle elementari e la maestra, sempre simpatica, ci sciorinava la scelta di tre temini da sviluppare e consegnare entro due ore.
Uno dei titoli era, da sempre, “Come ho passato la domenica” ed era il mio preferito. Io, bimbetta di fervida fantasia, nella maggior parte dei casi inventavo almeno i tre quarti dei contenuti.
Presa così, di sorpresa, preferivo un racconto fiabesco.
Certo, crescendo, ho cercato di togliere dai testi gli aspetti fiabeschi…
A volte…

Poiché di strano nella mia vita io non vedo nulla, è logico altrimenti cercherei di porvi dei cambiamenti data la mia indole, non posso far altro che fidarmi di chi, vicino o lontano, ha detto almeno per una volta di trovarmi “strana” o “curiosa” o “insolita” accomunandosi a chi già l’aveva detto. Pertanto non è di visione personale, chè nulla di strano v’è in me, lo ripeto, ma di visione altrui che vi traspongo.

cinque stranezze

1. Maternità
Ho trentanove anni. Ho un figlio che tra due mesi ne compie ventiquattro.
Ventiquattro? Sì, il figlio l’ho avuto a quindici…
Che strano… ma come ? e chi l’avrebbe detto?.
Quindi posso dire che la stranezza che mi contraddistingue maggiormente è quella d’essere mamma, ma d’esserlo diventata così presto e soprattutto di trascinarmi la mia età in un involucro che mi fa passare ancora per una “piccolina”…

2. Il mio rifiuto per la lavastoviglie.
Questa è una stranezza rilevata soprattutto da chi vive con me. Malgrado le mie spiegazioni continuo a sembrare colei che rifiuta un elemento così necessario per vivere. Data anche la mia profonda avversione per tutto quello che comporta il rigovernare la casa…
Per questo sono proprio strana.

3. Sbalzi d’umore.
Non è un limitato cambiamento umorale, sono sbalzi che possono avvenire in un range di tempo talmente limitato che chi li subisce ha un tentennamento sulla propria stabilità mentale.
Dalla gioia più sfrenata al dolore profondo.

4. Aggressività e rancore.
C’è qualcosa che mi fa rosicare? Bene.
Se fai parte della sfera più intima delle mie conoscenze la tiro fuori senza troppi salamelecchi. Mi arrabbio come una iena e, tendenzialmente, aggredisco l’interlocutore in un crescendo. Parto dall’atteggiamento mite e comprensivo fino ad arrivare alle urla più sfrenate. Dopo lo sfogo ritorna la mia pacatezza di sempre ma… non dimentico. Se domani si torna sulla questione, sottoposta nuovamente al torto subito, riprendo la faccenda proprio dove era rimasta sospesa.

5. Domande e risposte.
Domando chiarimenti su qualsiasi cosa ma ancor prima che arrivino le risposte mi sono già fatta un’idea tutta mia dalla quale è piuttosto difficile farmi staccare. Ma non basta. Se è il caso penso anche al posto della persona che mi ha fatto porre il quesito…
Magari non è presente…

Molto di quello che gli altri vedono in me come stranezze io le considero debolezze o punti oscuri del mio carattere.
Se oggi sono stranezze, evidentemente, è perché nel mio lavorio continuo di tanti anni sono riuscita a dar loro un aspetto differente da quello che in realtà sono.
Sicuramente le vere stranezze le notano di più le persone che mi conoscono solo superficialmente.
Di fatto la stranezza nella realtà sociale è data proprio da chi non accetta, non approva, non condivide o, banalmente, non capisce atteggiamenti o modi di essere.
Difficile pensare che chi ti ama ti possa vedere così o possa, comunque, avere una lucidità mentale tale da aiutarti a vederle.

Il testimone non lo passo a nessuno.
Credo d’essere una delle ultime rimaste che hanno finalmente portato a termine il proprio “temino

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