Donna-di-spalle-e1422940931455È un momento difficile. Lo ammetto.
Hai mai provato la sensazione di mille spilli in faccia?
Io si, e non solo una volta.

La sensazione è molto simile ad altre volte ma si accompagna da un sentimento intimo. Quest’emozione prende una forma propria, rendendola pertanto unica.

Gli spilli ti sfasciano completamente la faccia. Senti per un attimo il sangue, inesistente, colare fino al tuo animo e se per caso riesci a sfiorarti il viso lo percepisci gelido e pietrificato. Il sangue che cola, nel frattempo, è andato ad intaccare tutte le emozioni. Scarta lentamente quelle non necessarie in quel momento, chiude per un istante le valvole di tutti i pensieri, e lascia che la concentrazione sia solo sulla “scoperta” in modo tale che tutto risulti enfatizzato all’ennesima potenza.

Un evento simile ad altri momenti incredibili ma unico, poiché scatenato da una situazione differente.

Valentina.

Non so quante volte ne abbiamo parlato. Inizialmente lo facevamo perché ti faceva piacere, dopo perché io volevo sapere.

È successo tantissimi anni fa. Eravate poco più che due ragazzini. La storia è stata raccontata più volte e, nel tempo, ha perso alcuni aspetti e ne ha guadagnati altri.

A volte ho provato un po’ di gelosia, altre sono stata semplicemente curiosa. In alcuni momenti ho pianto per lei, per ciò che ha vissuto e per il tuo grande e tenero amore. A volte mi sono chiesta che fine avreste fatto se lei non fosse partita. Ma Valentina è sempre stata per me, nei miei pensieri, colei che ha per prima conquistato il tuo splendido cuore. Il tuo meraviglioso animo. La tua sensibilità. L’altruismo e la generosità che ti contraddistinguono. Ha fatto emergere quel ragazzo tanto meraviglioso che poi, nel tempo, ha rinchiuso i sentimenti fino ad arrivare a me.

Io lo so quanto bene le hai voluto. So benissimo quanto hai sofferto. E so anche che te ne sei fatto una ragione. Ma Valentina ti è sempre rimasta nel cuore e nei pensieri, anche se accantonata in un angolino, come nel mio cuore è rimasto il mio primo amore da bambina.

In tutti questi anni mi hai sempre detto di non avere più alcun interesse verso quel primo amore. Non ha importanza, però mi piacerebbe sapere che fine ha fatto, se sta bene, ma mai se questo dovesse essere fonte di disaccordo o discussione fra noi. No. Discussioni o disaccordi no.

Certo, un conto è sapere. Un conto è rimpiangere. Questo il sunto di svariati momenti di dialogo. Per Valentina non abbiamo mai discusso. Sarebbe stato idiota da parte mia.

Sono sul tuo pc e mentre aspetto che si apra photoshop, cerco una mail che ci eravamo spediti qualche giorno fa. Il mio nome scorre chilometrico.

Noi parliamo tantissimo via mail, via telefono, via sms. Sorrido pensando che ci diciamo davvero tutto. Il cursore si ferma su un nome che non è il mio e che non ho mai visto.

Valentina G. Lo guardo. E gli spilli sono già diventati tutt’uno con il mio viso. Il fiato si è fatto corto. Non so perché ma capisco immediatamente chi sia. Non mi pongo domande. Una nebbia fittissima avvolge la mia mente e comincio a non razionalizzare più. I miei sentimenti sono scomparsi. Rimane solo quel vuoto mentale.

Riordino la posta inviata per nominativo e vedo che le mail sono tre. Tue. Guardo su quelle in arrivo e le sue non ci sono. Ho capito. Hai cancellato le mail affinchè non capitasse che le leggessi e forse per errore hai dimenticato queste. Le apro. So che è lei. Non sono certo mail “compromettenti” ma capisco che sei stato tu a cercarla e ne soffro. Credevo me lo avresti detto, in qualche modo ma, ero convinta che lo avresti fatto.

Dai contenuti mi sembra di leggere solo una gran gioia ma già tanta confidenza. Quindi non sono certo le prime perché se lo fossero non sarebbero così discorsive. Già. Che fine hanno fatto quelle del tipo dopo tanti anni? che fai di bello etc etc? mi convinco sempre di più che volutamente tu me le abbia nascoste ed ora gli spilli sono diventati un leggero tremore alle mani ghiacciate.

Chiudo, praticamente terrorizzata da tutto ed i pensieri più lugubri ormai hanno preso piede dentro di me.

Ancora il concetto di una tua frase mi martella nella mente. Vorrei essere miglia e miglia lontano da qui… le parole, certo, non sono queste ma leggo la tua infelicità e mi sento esclusa.

L’amaro diventa dolore. Non ce la faccio a lavorare. Chiudo photoshop e vengo a prendere la mia roba per scappare a casa… Non riesco a nascondere il mio stato d’animo ed all’ennesimo tentativo da parte tua di sapere, ti guardo dritto negli occhi e chiedo…

Non sai come prendermi. Pare quasi tu abbia paura. Ed infatti fai bene ad averne perché di fronte alle tue giustificazioni la mia rabbia è così grande che esco urlando e sbattendo la porta.

Non te lo volevo dire perché era un momento difficile per noi, non avresti capito, chissà che scenate avresti fatto. Volevo solo farle sapere di mio padre, mi dici.

Dentro di me dico che di tuo padre non ho letto nulla ma non me ne frega nulla di queste cose. Il vero dramma è la bassa considerazione che ho scoperto che hai per me. Mi temi? Cristo si! Mi teme… ed io come una stolta che piango disperata. Anche dopo essermi lasciata raggiungere ed essere scappata di nuovo. Mi da fastidio persino la sua presenza. Dopo tutto prendo la mia auto e come un’automa parto. La strada è lunga, più lunga ancora perché la tangenziale è stata chiusa. Mi tocca prendere la città ma non capisco quasi nulla. Piango in un pianto disperato e gonfio di dolore.

Non è per Valentina che soffro. Soffro di quello che tu pensi di me. Della considerazione bieca e piccola che hai per me.

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