Sabato mattina e primo pomeriggio. Ancora in dedizione alla ricerca di una nuova sede per la Scuola. Il nostro sogno continua a restare tale. Difficile soddisfare le nostre esigenze vincolate da diversi fattori. Ma il tempo non ci manca e continueremo imperterriti nella ricerca. Di tempo ne abbiamo.

Relax pomeridiano, visione delle foto della clinic di Steve Smith dov’è stato il giorno prima Lele e poi a casa. Prima però una tappa. Proviamo a giocare dei numeri al lotto. Ho fatto un sogno strano. Con l’aiuto di internet abbiamo ottenuto l’interpretazione numerica. Aggiungiamo altri numeri giocando come due ragazzini.

Giunti a casa, via la spesa che abbiamo fatto la mattina e, dopo, nanna. Nanna. Nanna. Fino quasi alle nove di sera. Con il peperone mangiato a pranzo che si “riproponeva”.

Sabato sera la festa per i trent’anni di Dany. Bella festa. Nel nostro solito pub, dove ormai siamo tutti amici. Fuori. Fa un po’ freddo ma ci scaldiamo con l’alcool e l’allegria della numerosa compagnia formatasi per l’occasione.
Daniela, finalmente, è felice. Sorride. Ha iniziato a frequentare un ragazzo. È carino. Si comporta in modo impeccabile ed affettuoso con lei. È quello di cui ha bisogno in questo momento.

Lele beve un po’ smodatamente. Si lascia andare. Ha bisogno di sentirsi leggero e ci riesce. Sono quasi le tre e faccio fatica a farlo staccare da quel posto. A lui piace “chiudere” il pub. Mi rammenta che, ai tempi, avrebbe tirato fino alle sei di mattina senza problemi. Lo assecondo e lo invito a farlo. Pare ci pensi un momento ma è felice di ritornare a casa. Avrebbe voluto portarmi in un locale insolito. Sogghigno e gli suggerisco di spostare l’idea in un altro momento. Già me lo vedo, piegato a vomitare sui tavolini di cristallo.
Tornati a casa preparo uno spuntino per lui. Ha mangiato poco e l’alcool gli esce dalle orecchie. Meglio “assorbire”.

Domenica mattina. Mi sveglio presto. Siamo soli. Willy è da suo padre. Fede è in montagna. Non mi va d’alzarmi, anche se di cose ne avrei mille da fare. Mi costringo a dare la pappa al micio e ritorno sotto la trapunta. Riprendo sonno e ci svegliamo dopo mezzogiorno. Presi dall’apatia della domenica insolitamente tranquilla decidiamo che andremo a mangiare da Peppino. Uno squillo alla trattoria, per vedere se alle due la cucina produce ancora qualcosa, e ci prepariamo in quattro e quattrotto. Chiacchieriamo spensierati. La serata da “alcolizzato” non ha lasciato segni particolari su Lele ed è lucido e sereno. Torniamo a casa e ci riavvolge la pigrizia. Ancora nanna.
Mi do un limite. Ad una certa ora ci alziamo e facciamo qualcosa in casa.
Nel frattempo propongo qualcosa per la sera. Lele sarebbe interessato ad andare a vedere il milan. Ma sì. Perché no in fondo? Mando un sms a Daniela che, dopo aver sentito il tipo, si aggregano volentieri. Ci troveremo alle otto in un pub vicino a casa nostra. Mangiamo un boccone, guardiamo la partita e poi ce la chiacchieriamo un po.

Un fine settimana all’insegna della pigrizia.
Mi ammazza. La pigrizia intendo.
Non mi sento così tanto bene dopo tutta questa “nanna”. Non mi piace pensare d’avere il mondo intorno che corre ed io che dormo. Non mi piace rendermi conto di non aver concretizzato davvero nulla. Sono ostica con me stessa ed oggi il mio umore non è dei migliori in funzione di questo piattume. Sono offesa con me stessa per il trattamento che mi sto facendo. Ma nel vortice della situazione non riesco a tirarmi indietro. È come un cane che si morde la coda.

La voglia di mare che ho dentro non tende a placarsi. Penso che, la prossima volta che torneremo a Roma, chiederò il mare. Sarà quel che sarà ma sempre di mare si tratta e cercherò di sedare la mia mente con quella visione.

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