(Milano, anzi limitrofi… ore 9.30)

Buongiorno.
Non so ancora che sapore abbia la mia città stamattina.
Ho guardato fuori solo di sfuggita.
Ho aperto il balcone e sbirciato annoiata sull’umanità, in preda ad una sorta di onnipotenza.
Di sabato mattina.
Il cielo è grigio ma mi conforta il gorgheggiare dei passerotti, almeno penso siano loro.
Sotto casa mia c’è un grande albero. Forse è lì che hanno la loro casa.
Dal sesto piano vedo le fronde lontane, ma è un grande albero.
L’aiuola lo contiene a malapena.
Nell’aiuola ho perso il mio anellino. Mi sono arrabbiata. Una sera di quest’estate è caduto dal balcone. Non c’è più stato.

Ho cambiato il programma. Stamattina.
Ma solo in parte.
Alla fine non ho fatto quello che avevo sperato di fare.
Forse non sperato. Concordato.
Ma il mio sabato mattina aveva un altro programma.
Ed ora, che ho tagliato via la prima parte di progetti e cambiato anche il concordato aspetto l’arrivo delle 11.
Potrei anticipare il mio prossimo impegno. Visto che sarà con mio figlio.
È bello quel figlio.
I suoi occhi azzurri hanno ancora un velo di tristezza ma, quando ci vediamo, ora, è come ritrovarsi. Ogni volta.
E speriamo, tutti e due, che la successiva arrivi prima.
Non importa se per lui è di necessità.
Posso accettare anche i bisogni. Io sono sua madre in fondo.

Ieri sera, per l’ennesima volta, il mio capo mi ha chiesto d’esserci.
Ho preso posizione.
A settembre ho lavorato tre sabati su quattro. Ho presentato 45 ore di straordinari spalmati anche durante la settimana. Dopo quello che ho provato nei giorni scorsi però non mi sento di sacrificare ancora il privato.
Così ho programmato un sabato così intenso che mi ci sarebbero volute tre di me.
E qualcosa si deve pur abbandonare, visto che non vorrei farli vivere nemmeno a dei miei cloni.
Perché, comunque, perderei qualcosa.

Giovedì prossimo arriva Francesca.
Sono tanto contenta di rivederla.
Lei dice che il suo destino, in qualche modo, è legato a Milano.
Forse è vero.
Anni fa ero convinta che il mio destino fosse legato a Roma.
Forse era vero.
In qualche modo ruotiamo ambedue sullo stesso asse.
Spesso ci troviamo.
E quando ci troviamo è come se il tempo si fermasse.

Vane potremmo anticipare al prossimo fine settimana.
Una birretta così conosci la Frà.
Pensaci no?

Bella questa cosa che il virtuale si intreccia nel reale. Perché è reale. Perché dietro al monitor c’è una persona che pensa, muove le mani più o meno agilmente sulla tastiera, che programma una vita e, per una frazione di tempo, si immola in una piazza diversa senza confronti con gli sguardi, gli odori ed i visi degli altri. Ma sono comunque incontri. Gente che riesci a frequentare perché non è necessaria la presenza immediata. Che ti lascia anche solo una parola facendoti capire che ti ha pensato, a volte per caso, a volte per affezione.

Mi ha sempre incuriosita questa emozione verso l’ignoto. Attaccamento verso qualcuno che possiamo solo leggere. È come una sorta di innamoramento verso un autore. Il suo libro diventa la nostra realtà parallela, dove riusciamo a estrapolare quello di cui abbiamo bisogno.
Il libro ha un epilogo. Perché è solo un episodio.
Ma qui c’è qualcosa di più…vite che si susseguono e continuano a scorrere sui loro binari. Senza una meta precisa. Un viaggio con tante fermate.

La luce dal balcone appare più solare. Il cielo è ancora grigio ma il sole comincia a far capolino dietro le nuvole. Sarà solo un abbaglio. Un momento. Ma sento che ora posso togliermi il pigiama e iniziare la mia pausa settimanale.
Che sia un buon fine settimana.

La connessione sembra impossibile. Forse pubblicherò quando il sole sarà andato a nanna… di questi tempi nemmeno le linee veloci sono affidabili. Chissà perché.

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