Può il passato compromettere la felicità?

All’improvviso un discorso ci riporta al passato.
Dal passato emergono fantasmi che ancora non avevano risposte.
Solo supposizioni, da parte mia.
Solo omissioni, da parte tua.
E forse la speranza era proprio quella di sentirti dire che le mie supposizioni erano sbagliate. Ma, come spesso è accaduto nella mia vita, alla fine, le sensazioni, si sono rivelate realtà.
Non faccio altro che pensarci e non riesco a perdonarmi di non aver scelto diversamente.

(…)

Quando mi hai lasciata avevi detto che non volevi altre storie. La nostra storia si chiudeva perché tu avevi bisogno di pensare, di valutare.
Da solo.
La tua vita non poteva assolutamente prevedere un rapporto stabile.
Tu, uomo della notte. Un’esistenza dedicata completamente alla musica, dicevi.
Nessuna storia seria, dunque.
Nessuna storia. E comunque se storia ci doveva essere poteva essere solo la nostra. Ma per il momento no. Ci dovevi pensare bene e, al massimo, per te potevo essere un?amica. Sì bè. Ogni tanto potevamo finire a letto ma, per l’amor del cielo, niente occhi sognanti e pieni d’amore ok?

Dio solo sa quanto ho sofferto, pianto, patito.
Quanto ho implorato.
Quanto ti ho amato e giustificato.
Ho accettato il ruolo di amante. Amante emarginata. Amante di uno che non aveva storie.
Quindi ero quella che c’era quando avevi bisogno. In tutti i sensi.

Ho passato cinque mesi d’inferno, di cui quattro a rincorrerti, a cercare di convincerti che restare insieme era una cosa giusta.
Ma poi ho capito. Capito che l’uomo, il ragazzo, l’amico di cui ero profondamente innamorata se n’era andato. Mi aveva davvero lasciata. Spettava solo a me lasciare lui. E intanto, lui, mentre io mi crogiolavo nella fedeltà verso il sentimento, verso l’amore, verso la strana storia che vivevamo ogni volta che ci vedevamo, fatta di sesso e di amicizia, lui intanto si crogiolava vedendosi con altre.
Io sapevo e non sapevo.
Ricordo che una notte lo schiaffeggiai perfino in strada. Ma tant’è. Lui ammise di doversi vedere con un’altra ma in realtà non era nulla di serio. In seguito, quando mi chiese di tornare insieme, mi giurò che con le altre, quelle avute in quei cinque mesi, c’era stato solo qualche bacio. Nulla più.

Cominciai a non cercarlo più verso la metà d’agosto. Ormai i quattro mesi erano più che abbondantemente passati.
Ero profondamente sfinita e quella vacanza in Sicilia, con la mia amica Manu, voleva solo essere un diversivo.
Per fortuna d’estate i miei figli, per lo più erano via. Così smaltivo il mio dolore in profonda solitudine, spesso annegando il dolore in modo poco ortodosso.

L’inizio della vacanza era stato devastante. Tutti mi proibivano di piangere, di telefonare, di scrivere. Tutti mi parlavano, mi distraevano. Mi facevano conoscere mille persone per tenere la mente occupata.
Piano, piano cominciavo a rendermi conto che lui era davvero una storia finita. E quando ormai me n’ero fatta una ragione è tornato. Rientrato nella mia vita cospargendosi il capo di cenere.

E la nostra storia è rincominciata. Rinata. Meravigliosa e forte. Piena d’amore e di rispetto. Molto più di prima. Piena di stima e di fiducia reciproca. Come non mai.

Ma ieri l’ombra di quei cinque mesi è tornata. In quei cinque mesi c’è stato di più di qualche bacio, ed io mi logoro al pensiero perché forse sarebbe stato giusto che io sapessi la verità.

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