Se non sai cos’è, dovresti proprio saperlo.
Se non l’hai visto, dovresti proprio vederlo.
Se non ci credi, dovresti farti un esame di coscienza.

(testo a cura di: Giovanni De Mauro L’Internazionale.it)

Citizen Berlusconi è la versione originale, con i sottotitoli in italiano, del documentario trasmesso il 21 agosto 2003 dalla Pbs, la tv pubblica americana.

Pbs, che significa Public broadcasting service, negli Stati Uniti è sinonimo di televisione di qualità, magari un po’ noiosa, ma approfondita ed equilibrata. Anche per questo è interessante vedere come parlano dell’Italia – nel bene e nel male.

Avremmo preferito un’intervista in più a un esponente del centrodestra e qualche superficialità in meno nel presentare il cambio di direzione al Corriere della Sera. Ma non è questo il punto. Il dvd che questa settimana e per un mese i nostri lettori possono comprare insieme a Internazionale è la versione originale del documentario trasmesso dalla tv pubblica americana. Abbiamo aggiunto solo i sottotitoli in italiano, per il resto è esattamente quello che hanno visto i telespettatori statunitensi la sera del 21 agosto 2003.

“The prime minister and the press”, questo il titolo originale, è stato trasmesso in Svezia e nei Paesi Bassi, in Finlandia e in Australia, ma finora nessuna televisione italiana lo ha comprato.

Ho visto finalmente, dopo quasi un mese dall’acquisto del DVD, questa sorta di “documentario”. Non sono molto in linea con il commento di De Mauro quando dice che c’è stata superficialità nel presentare il cambio di direzione al Corriere della Sera. Penso che quello che è stato detto, che mai vedremo in nessuna televisione italiana, rispecchi semplicemente gli accadimenti occorsi in quei giorni. Pbs, probabilmente, non aveva interesse nel mettere in evidenza un contraddittorio fra le parti, visto che il signor Berlusconi, in modo più che ampio, ha uomini di legge, di stampa, di televisione, economisti, politici e quant’altro, che perorano la sua causa in qualsiasi momento, in qualsiasi frangente.
Ho guardato questo documentario consapevole di quanto avrei visto. Malgrado questo, però, lo sgomento è salito sempre di più fino a diventare rabbia e coscienza di impotenza. Coscienza del fatto che sono (ma lo siamo tutti) un burattino stretto fra le mani di un uomo molto abile, potente e furbo. Ho pensato: “diavolo ma è davvero un criminale!”.
Ho visto un giornalista italiano, durante una conferenza stampa dove annunciava le sue dimissioni, piangere davanti ad una platea di giornalisti che lo guardavano, in silenzio, affranti e, anche loro, impotenti di fronte alla realtà del sistema.
Ho rivisto Biagi, ho sentito le parole di Marco Travaglio, ascoltato i commenti di opinionisti politici stranieri e non (gente accreditata, mica pizza e fichi!).
Ho visto gente in piazza, proprio qui, in Italia. Schiere di migliaia di persone, compreso Nanni Moretti, sotto la sede del nostro governo che completamente affranti, per l’approvazione dell’ennesima legge a doc per l’unico uomo in Italia (se non al mondo…) che ne avrebbe beneficiato, lasciare liberi palloncini colorati che rappresentavano una speranza civile andata completamente in frantumi. Scene mai viste nei nostri telegiornali. Scene mai passate o se anche sono passate lo hanno fatto in modo silente.
Al termine del documentario mi ci sono voluti oltre quindici minuti per riprendermi. Lele era lì, vicino a me. Non uscivano parole sensate. Ci siamo guardati in silenzio ed abbiamo capito davvero come ci vede il mondo, abbiamo capito che un uomo solo ha in pugno circa 58 milioni di persone direttamente o indirettamente. Volenti o nolenti.
Nessuno scenderà in piazza per fare uno sciopero della fame contro un uomo così.
Anche chi lo disapprova comunque lo accetta, lo tollera e si sente impotente ed incapace.
I suoi interessi personali sono diventati i nostri interessi nazionali.

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