Giro lo sguardo e incrocio gli occhi di G. Mi guarda trasognata dopo aver parlato con me per oltre un’ora. Il suo problema, comune al mio problema, comune al problema di tante donne, è stato sviscerato profondamente, tanto da intricarsi e sembrare ancora più contorto. Alla fine ne siamo uscite, senza risposte ma con tanta voglia di provarci.
G. oggi, mi vede diversa e si chiede perché. Ogni giorno pensa di scoprire in me una nuova persona. Umanamente, professionalmente, intimamente. Mi osserva silente mentre mi muovo, mentre parlo. Un giorno coglie la mia indole adolescenziale, infastidita e indolente. Il giorno successivo coglie l’aspetto romantico, gentile e premuroso. Passa il tempo ed ai suoi occhi nasce una nuova figura determinata, orgogliosa, preparata. È confusa. Si confronta ma trova lo specchio di me stessa negli altri differente.
S. mi asseconda, asseconda tutti del resto. Dopo sei anni non sa ancora se temermi o schiacciarmi con il suo peso fastidioso di moine.
Si confronta ma lo specchio che vede di me stessa negli altri è differente.
F. mi guarda e vede il capobranco. Fragile ma irruenta. Dispotica ma malleabile.
L. mi sorride e si illumina. Vede la luna. Vede le ombre della vita che mi passano vicino e la mia voglia di vivere.
?
Chi sei?” mi chiede G. e rubando la frase della signora Ponza sorridendo rispondo: “Sono colei che mi si crede”.

Siamo tutti uno specchio differente per gli altri. Siamo davvero unici. In ogni momento. Senza standard e ripetizioni. Alcune sembianze comuni, oggettive ai più, ma nell’insieme creiamo di noi stessi diverse possibilità. Ci adattiamo. Modelliamo noi stessi a seconda dell’esigenza e a qualcuno piaciamo a qualcuno no.
Però noi sappiamo d’essere sempre noi stessi.
La capacità umana di trasformarsi, secondo le circostanze, è una cosa che mi ha sempre affascinato. Il poter vedere in modo differente, conseguentemente ai nostri punti di vista, delle nostre conoscenze e delle nostre abitudini una persona, una situazione, rende incredibilmente misteriosa, ed a volte incomprensibile, la nostra vita.

Due esseri umani. Lo stesso momento. La stessa situazione. Uno spettatore silente. Tutto verrà descritto in modo simile, sia da chi lo ha vissuto, sia da chi ha guardato. Ma sarà sempre differente. Ci sarà nella descrizione del fatto qualcosa che nessuno dei tre simultaneamente ha potuto vedere. La verità dunque dov’è? Sia nelle azioni che nell’atteggiamento cambia in seguito alle personalizzazioni di chi l’ha vissuto?

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