ho spalancato la finestra, che qui dentro la polvere si è accumulata per troppo tempo.

Quanto tempo? Che passa veloce, così veloce, che nemmeno riesco a rendermi conto che solo ieri il mio amico peloso, l?eterno gatto inossidabile, ha compiuto ben 21 anni. Bhè?? Mica pizza e fichi ragazzi!
Qui si lavora, ci si impegna, ci si dà da fare.
La panza? Cresce, grazie.
La bambina? Anche lei? è ancora tutt’una con me; ma la sento, comincia ad avere la sua bella autonomia di movimento ed è evidente.
L’umore? Mah. Che dire? Sale, scende… non so nemmeno io. Questa maternità, così diversa dalle precedenti, che a loro volta si sono altresì differenziate fra loro, la rende unica. Spero dimenticabile, visto che fisicamente sto “nà schifezza” infatti ora ci mancava il coltello infilzato nella chiappa sinistra che è un tormento e così l’andatura si è fatta oltre che lenta, quale quella di una lumaca con il guscio rovesciato, anche claudicante. Con tutta la dignità possibile…
E ora sono a casa (un po’ di malattia). Ovvio. Sono diventata insofferente alle sedute prolungate. Il dolore di superficie della pelle dilatata dal pancione è appena sopportabile.
Ogni giorno mi ripeto che devo, devo, devo … ecc… cominciare ad andare in piscina ma, accidenti a me, non ho abbastanza tempo! Muahahah quando altri mi dicono questa frase li guardo, scettica, e affermo che il tempo è relativo, ciò che realmente manca è la volontà, volontà d’affrontare uno spazio che se vogliamo possiamo ritagliarci solo per noi stessi. Ed io potrei… certo! Basterebbe alzarsi alle sei, anziché alle sette. Basterebbe credere nel fatto che quei 3-400 mt che mi separano dalla piscina non sono poi così insormontabili, basterebbe accettare il fatto che il mio corpo è più paragonabile a quello di un’ippopotama che di una donna. Che le mie gambe cambieranno, dopo… dopo… che ritornerò ad essere ancora una personcina agile e svelta, come quando andavo a sciare, giocare a tennis e concorrevo per serate liberatorie in discoteca. Max ne sa qualcosa.
Naaaa… è passato quel tempo. In realtà, dacchè sono una donna libera, ho praticamente messo nel dimenticatoio il mio corpo. Assurdo. Ed è ancora più assurdo pensare oggi, in queste settimane, proprio in questi mesi, ad esso quale fonte dei miei mali.
Non è più solo mio.
Condivido la mia vita, giorno dopo giorno con un altro essere che vive e cresce dentro di me. Una creatura che, oggi, sarà almeno… ummm diciamo una ventina di centimetri?? Mah, forse anche qualche millimetro in più!!! Eheheeheh
Bhè, un po’ di piangina nel mio post doveva, e ribadisco doveva, esserci. Per non parlare d’altro, perché l’altro, tanto, s’ha da dimenticare (prima o poi) e la vita rotola e corre veloce. Quindi meglio parlare del tempo, anche con sé stessi, dei reumatismi, dei dolori articolari… mamma? Papà? Tutti bene?? Ma sì va! tirano avanti come vecchietti, con i loro acciacchi. Anche se papà ha gli occhi sempre più lucidi e stanchi e, dalla caduta di quest’estate dove ci stava lasciando le penne, ancora non si riprende e quel collare, che ogni tanto ritrovo sul suo collo, significa che il dolore è pazzesco ed insopportabile…
Gli amici? Ne ho persi di nuovo un po’ sul cammino.
Non è facile mantenere i rapporti sociali con questo stile di vita. No, non lo è.
Ho continuato ad andare avanti caparbia anche nella mia solitudine, vivendo il riflesso delle amicizie e compagnie passate del mio compagno. M’è rimasto molto poco di mio, ma chi c’ha voglia di far diversamente?
Inutile sperare…. oddiooooo mi sono resa conto del pessimismo e del fastidio che m’è preso. La scrittura però diviene sempre più agevole e… si vede che in questo pessimismo in fondo mi piace rotolarmi come un maialino felice dentro il fango!
Oggi mi sento anche un po’ melanconica. Perchè ventuno anni fa, esattamente oggi, si partiva per la Sardegna… ehhh, tempi diversi, bastava molto poco per farci felici e per renderci la vita meravigliosa.
mah.

Nel ripromettermi di tornare, chè le argomentazioni quando iniziano a prendere corpo potrebbero esserci, non mi illudo.
Tanto so come funziona… sempre presa da tutto, dal lavoro, dalla stanchezza, dai dolori, dagli impegni e, a volte, anche da uno strano senso d’apatia, abbandono quella che per anni è sempre stata una mia grande valvola di sfogo.
A volte, però, tornano. Si spera non con le lacrime…

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