Si riapre il negozietto virtuale. Eccoci pronti a partire per una nuova era? ma nuova? Nuova de chè?

Sotto l’ombrellone ho passato ore intense di relax, di sole, di mal di schiena per un lettino troppo vissuto dal mio corpo vellutato e ammorbidito dal dolce far niente. Ho lasciato che il mare facesse da levigatore e inibitore ai pensieri scabrosi di una vita consumata, ma non distrutta, dalle vicissitudini lavorative e di figliolanza. Consumata. Cribbio, che parola grossa, molto grassa, quasi tenebrosa. Ho letto come una forsennata mantenendo il giusto equilibrio fra informazione e letteratura futuribile: tanta fantascienza insomma. Un rifugio necessario per equilibrare le notizie che hanno costellato i nostri quindici giorni sulla costa abruzzese, in quel di Alba Adriatica. Mi sono riaccostata al mio quotidiano preferito, bevendo ogni parola, ridacchiando di termini che sembravano ormai in disuso (nessun approfondimento in merito chè tanto non merita). Mangiate, anzi scorpacciate, di pesce. Dormitine pomeridiane allietate sempre da un’intimità che è impossibile viversi altrimenti. Gite in bicicletta. Passeggiate serali, mano nella mano, sul lungomare gremito di gente di qualsiasi tipo, foggia, colore. Bambini, bambini, bambini. Il nostro bagno appariva quasi come un distaccamento di una colonia per creature dagli zero ai cinque anni. Urla di genitori insofferenti. Chili e chili di carne fresca in bella mostra senza pudore e senza imbarazzo. L’unica che appariva imbarazzata ero sempre io. Io ed i miei sensi megalomani di unicità. Sì. Come mi sento unica. Quasi rara.

Il rientro. Un disagevole rientro dato dal traffico del 16 agosto. La ripresa del quotidiano millantata non era troppo lontana, solo pochi giorni, e quindi perché non approfittare per rendere meravigliosamente produttivi i pochi giorni che ci restavano? E così via nel paradiso del restauro ad acquistare voluttuosamente tutto il necessario per rendere ancora più ospitale e piacevole la nostra casa. Così abbiamo passato i giorni restanti delle mie ferie a lavorare, lavorare e sistemare, sistemare e pulire… roba che quando mettevamo giù gli attrezzi del mestiere, verso le dieci di sera, dopo magari dodici ore tirate di lavori, eravamo così stanchi da non riuscire nemmeno a pensare. 

Le novità sono tante. Ma, la più importante, è che mio figlio più grande, Federico, ha spiccato il volo. Sì, è andato a vivere da solo. Una decisione maturata da tempo. La sua voglia di autonomia ed indipendenza era frenata solo dall’aspetto economico. Ma l’ultima occasione, quella di non desistere sulla sua fermezza e testardaggine, hanno un po’ forzato la mano e lui? ci ha salutati e se n’è andato. Riduttivamente parlando.

Ed oggi la riapertura definitiva anche al contesto professionale che avevo volutamente tenuto segregato nei pensieri più reconditi per non influenzare il piacere della mia vacanza. Volevo uno stacco totale e l’ho avuto.

Malgrado abbia messo piede alle 9,30 di stamane in ufficio sono riuscita a rodare seriamente solo verso le undici. Ma credo sia normale. In fin dei conti è il primo giorno. Ho lasciato diversi progetti in sospeso, progetti che richiederebbero tempi decisamente lunghi per essere sviluppati come meriterebbero ma, come al solito, i tempi sono stretti, le idee si accavallano e si corre il rischio di non presentarli in modo appropriato o quantomeno come si vorrebbe.

Riprendo dunque in modo affaticato, speranzosa di riuscire a mantenere ancora vivo questo mio appartamentino virtuale di pensieri, chiacchiere e incontri.

Bentornata. Bentornati. In attesa di buone nuove e di uno spiraglio di speranze e possibilità.

 

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