voi pure, a quanto pare.
Ma non dovrebbe essere così…

Lettera ai miei figli.

Lo so, siete diversi ma oggi, come non mai, siete così simili.
Che succede ragazzi?
Che vi prende?
Lo sapete la grande delusione che sto vivendo?
La mia permissività dunque vi ha portati a questo, all?approfittarsi della situazione per trarne un inutile quanto banale vantaggio momentaneo. Dunque? Dove sono le “buone cose”? Tutte nel dimenticatoio? non posso crederci.
Vi guardo e vedo accondiscendenza e osticismo verso una madre che cerca di farvi capire cosa è bene e cosa è male, responsabilizzandovi, caricandovi di quelli che sono esclusivamente i vostri impegni. Nè più, nè meno.
Ma la vostra condiscendenza appare più come quella che si ha verso i folli, verso i poveretti. È così che mi fate sentire. Una poveretta. Mi sento patetica quando vi guardo e mi arrabbio, vi prego, vi parlo, vi urlo? cercate d’essere dei bravi ragazzi, cercate di impegnarvi in ciò che è il vostro unico compito: la scuola. I problemi me li prendo io. I disagi. Io sono qui per aiutarvi.
Voi non dovete pensare ad altro che a far funzionare le cose che fate e vivervi bene la vostra adolescenza e … un po’ di più di adolescenza per te, Fede, per ciò che ti riguarda.
Tu poi, non ti sei proprio perso nulla. Non ti sei fatto mancare nulla. E allora perché, malgrado sia una tua scelta, perché non riesci a raggiungere l’obiettivo che tu stesso ti sei prefissato? Non è ragionevole ciò che stai facendo. Non lo è l’esempio che dai ad un giovane uomo quale tuo fratello. Lui prende, a quanto pare, le cose peggiori. Stenta a trovare la sua personalità. Stenta a guardare più in là perché l’esempio più prossimo sei tu.
E tu Willy. Tu che sembri ancora un cerbiattino indifeso e invece hai ormai dimostrato ampiamente, e non solo nell’aspetto, che di indifeso e di cerbiattino ormai non hai davvero più nulla. Vuoi fare il grande. Sei un adolescente. Io lo capisco. Ma, non si può, non dare nulla in cambio. Proprio nulla. Proprio nulla Willy? Tutto lecito dunque per te? Nemmeno un piccolo sacrificio ogni giorno? Una presa di coscienza? Un momento di riflessione, magari quando sei seduto sul w.c., per ricordarti che la scuola per te deve essere la possibilità di formarti, di renderti intelligente, di andare avanti con la tua autonomia mentale senza il riflesso di ciò che senti velocemente nei nostri discorsi o in quelli dei tuoi prof…
Ragazzi.
Quante cose vorrei dirvi. Ma il mio cuore oggi è gonfio di dolore. Mi sento in colpa ma, e lo sapete anche voi, non è di colpe che si tratta. Si tratta di coscienza. Di consapevolezza, che a voi manca. Di sensibilità, che avete dimenticato.
Lo so, è un atto d’accusa. Ma io non ce la faccio più. Ora so cosa sono le mie ore di sonno perse. So cosa sono i miei scatti di nervi ed il mio vuoto mentale delle ultime settimane.
Sento il bisogno di preoccuparmi di meno.
Lo faccio da così tanto tempo.
Solo voi potete aiutarvi e, se vi va, aiutare un po’ anche me.

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