Negli ultimi tempi mi ritrovo frequentemente nel mondo del blog (sarà perché finalmente anche a casa abbiamo deciso di rimettere internet).
Silente mi sono ritrovata a leggere nuovi bloggers, anche di altre piattaforme, che mi hanno fatto ripensare all’utilizzo che ho fatto fino ad ora di questo mio spazio.
Ho trovato, in molti casi, una preparazione che va oltre la conoscenza personale.
Sono emersi bloggers acculturati, colti, arrabbiati, innamorati, infelici, patetici, arroganti, senza speranza, sofferenti… insomma una gamma vastissima fra cui scegliere e decidere.
In un certo senso è nato, per alcuni, come una sorta di innamoramento virtuale. Mi sono scoperta a cercare oltre le loro parole, a guardare i loro link, a farmi domande (ed a volte a rivolgerle a loro stessi) per potermi fare un quadro preciso della persona che presidiava quella piccola “cella” di carattere virtuale.
Come al solito, il riflesso delle altre realtà mi ha fatto porre delle domande sulla mia.
Il post del 25 novembre, di per sé, voleva già essere un cambiamento alla faccia usuale del mio stile e di scrittura e di impostazione. Nel cercare di chiarire, più a me stessa che agli altri, la vera identità assegnata alla realtà del blog ho creato più confusione.
In seguito ad accadimenti della mia vita, come ho detto a qualcuno, non ho volutamente affrontato questioni politiche (mi snervano e mi fanno riaffiorare speranze che ho perduto da tempo). Detesto le cronache rosa ed il pettegolezzo. Non so affrontare argomenti di attualità perché non ho il tempo per documentarmi. Quindi, sulla base di questi presupposti, ho impostato il mio blog quale diario di pensieri quotidiani. Piccole insoddisfazioni. Bruciature. Vicissitudini e quant’altro.

Oggi mi rendo conto che questo non mi basta.

Postare tanto per farlo non mi da alcun valore aggiunto e allora cerco degli argomenti che possano essere “intelligenti” e spesso non trovo spunti sui quali lavorare. Non riesco più a vivermi il blog solo come diario personale. Eppure ho sempre pensato alla mia vita come un percorso interessante…

Ed ecco palese la mia più grande fragilità.
La forte influenzabilità del mio carattere. Basta poco e ricomincio tutto daccapo. È frustrante ed in questi momenti mi detesto profondamente. Abbattere. Seminare. Coltivare. Curare. Fino ad arrivare al successivo compromesso. L’errore di fondo è stato non mettere paletti precisi a questo blog. O forse li avevo messi ma oggi sono stati abbattuti per lasciare posto al niente. E mentre scrivo fumo nervosamente e lancio stampe. Faccio avanti e indietro dalla sala stampanti per verificare che tutto sia in ordine. Cancello l’ultimo periodo e lo ricostruisco, rendendo lunghissimo lo scrivere e disperdendo i pensieri che mi hanno portata a mettere nero su bianco. Confusione. Apatia. Stizza. Non ho più il controllo dei pensieri come una ragazzina adolescente che saltella da un punto all’altro di un concetto senza riuscire a focalizzarlo, forse perché il concetto non è facile da sviscerare.
Sarò sincera. Vorrei mantenere lo stile del mio blog così com’è ma un po’ me ne vergogno. È come se, così facendo, non riuscissi a tirare fuori tutta me stessa e l’immagino che proietto è limitata a quello che scrivo.

Paranoia totale. Alienazione. Inizio di attempatezza.

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