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Il nostro saluto a Tony

Dopo sei giorni dalla tua morte, il funerale. Ci siamo trovati in 38 persone della sede. 38 amici che ti volevano davvero bene. Siamo arrivati, chi in auto chi in pullman, in quel paesino del ferrarese, il tuo paese natio, e ci sarebbe dovuta essere anche lei, Daniela.

Siamo partiti da Milano alle 10,00 e Daniela era con il nostro gruppo del pullman, l’accompagnava suo papà. Si è sistemata nei posti in fondo, con Federica ed Elena a farle da angeli custodi, la stampa delle vostre foto spiegazzata fra le mani, con gli occhi gonfi di pianto e la sua disperazione scomposta. Settimana scorsa ha provato a raggiungerti ma Federica l’ha presa in tempo. Daniela ha continuato a dire che era l’unica cosa che voleva: starti vicina per sempre.
Il viaggio silenzioso si è interrotto solo con la sosta all’autogrill, vicino a Modena. La neve avvolgeva tutto intorno a noi. Il freddo pungente. Pioveva acqua pesante, chè in alcuni tratti si trasformava in fiocchi.
Dopo la sosta, verso Bologna, Daniela ha iniziato a star male. Bianca, come la neve che stava scendendo in quel momento, ha quasi perso conoscenza. Tutto intorno per lei era già buio. I primi soccorsi. Il 118. E dopo un’ora Daniela, suo padre e Federica, erano in ospedale. Ha cercato la morte di nascosto quando, solo per un attimo, è stata accompagnata in bagno. Aveva recuperato delle pastiglie, chissà come. Lo voleva fare.
Noi abbiamo continuato il nostro viaggio con il magone e l’amarezza di aver permesso che le succedesse. Ma non potevamo fare nulla.
Siamo arrivati alla chiesa straboccante di persone. Non ci stava più nessuno. Tuo padre ci aveva riservato una salettina attigua dove era stato sistemato un autoparlante per seguire la messa.
Quanta gente. Di tutte le età. Di tutte le generazioni. Chi ha parlato per donarti l’ultimo saluto, ha ricordato ciò che sei stato anche per noi. Il tuo sorriso. La tua voglia di vivere. La tua pace. Ciò che ogni giorno donavi a chi aveva la fortuna di incrociarti, di incrociare lo sguardo del ragazzo semplice con la sua leggera inflessione romagnola, con due occhi enormi pieni di pace. L’eterna cartina con la sigaretta da fare, il passo dinoccolato e la testa leggermente reclinata che guardava al mondo in modo semplice e pulito.
Ti abbiamo aspettato, al freddo, nel sagrato della chiesa. Ti abbiamo accompagnato e detto addio, in quel piccolo cimitero e, nella mestizia di tutti noi, abbiamo preso coscienza del fatto che non ci fossi più. I tuoi sorrisi si sono spenti per sempre, più che in quella funesta mattina alla stazione di Trecate, proprio sotto quella lapide di famiglia. Ma restano nei nostri cuori.

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